Tutti gli “ismi” di Armando Testa

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I Musei Reali ospitano nelle Sale Chiablese la mostra antologica dedicata ad Armando Testa, uno dei più grandi creativi italiani del Novecento.
Curata da Gemma De Angelis Testa e da Gianfranco Maraniello, direttore del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la mostra ripercorre la lunga carriera del pubblicitario e artista torinese e presenta una selezione di oltre cento opere tra manifesti, disegni, contributi video, dipinti, sculture, fotografie e oggetti di design, prodotti dagli anni ’40 agli anni ’90 del secolo scorso.
Il visitatore potrà conoscere o ritrovare i soggetti pubblicitari entrati a far parte dell’immaginario collettivo di più generazioni, come Caballero e Carmencita, il simpatico ippopotamo azzurro Pippo e il Punt e Mes che, da icona pubblicitaria nel 2015 è tornato alle origini, ad essere opera d’arte nel cuore di Torino, posta all’esterno della stazione di Porta Susa.
Il progetto espositivo celebra Armando Testa come un innovatore che ha saputo, tra i primi, riconoscere l’importanza e la forza delle immagini per l’uomo contemporaneo, favorendo il dialogo continuo e la contaminazione tra arte e pubblicità.
Redattore: RENZO DE SIMONE

Informazioni Evento:

Data Inizio: 25 ottobre 2018
Data Fine: 24 febbraio 2019
Costo del biglietto: € 12,00 (Biglietto integrato (mostra Armando Testa + Musei Reali di Torino): intero € 20, ridotto € 10, in vigore gratuità di legge e tessere convenzionate.); Riduzioni: € 6,00
Prenotazione:Nessuna
Luogo: Torino, Musei reali di Torino – Palazzo Chiablese
Orario: Dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, chiuso il lunedìBiglietteria presso le Sale Chiablese, dalle 10 alle 18
Telefono: +39 011 5211106
E-mail: mr-to@beniculturali.it

Dove:

Musei reali di Torino – Palazzo Chiablese
Proprietà: Ente MiBAC
Indirizzo: piazza San Giovanni, 2 10122 – Torino (TO)
Telefono: +39 011 5220403 Fax: +39 011 5220433
E-mail: dr-pie@beniculturali.it
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Fumetto italiano. Cinquant’anni di romanzi disegnati

locandina

locandina
Dal 27 febbraio al 24 aprile 2016 il fumetto italiano sarà protagonista di una grande mostra ospitata nelle sale del Museo di Roma in Trastevere, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
“Fumetto italiano. Cinquant’anni di romanzi disegnati” è una panoramica sull’arte del fumetto che ha l’intento di portare all’attenzione del pubblico le opere che, indipendentemente dalla veste editoriale e dai generi, possono fregiarsi, per la qualità dei testi e dei disegni, della qualifica di romanzi.
La panoramica, composta da quaranta romanzi grafici scritti e disegnati da altrettanti autori, prende il via dal 1967, anno in cui iniziò la pubblicazione di “Una Ballata del Mare Salato”, capolavoro di Hugo Pratt, in cui appare per la prima volta Corto Maltese, e prosegue nei decenni successivi con straordinari lavori tra i quali “Sheraz-De” di Sergio Toppi, “Le Straordinarie avventure di Pentothal” di Andrea Pazienza, “Fuochi” di Lorenzo Mattotti, “Max Fridman” di Vittorio Giardino, “Cinquemila chilometri al secondo” di Manuele Fior, “Dimentica il mio nome” di Zerocalcare, passando dal romanzo a puntate ai graphic novel.
L’esposizione presenta circa trecento tavole originali, disposte in ordine cronologico e per la prima volta affiancate, di romanzi a fumetti scritti e disegnati da un unico autore: da Hugo Pratt a Altan, Carlo Ambrosini, Ausonia, Dino Battaglia, Paolo Bacilieri, Roberto Baldazzini, Sara Colaone, Marco Corona, Elfo, Luca Enoch, Guido Crepax, Manuele Fior, Otto Gabos, Massimo Giacon, Gabriella Giandelli, Vittorio Giardino, Francesca Ghermandi, Gipi, Igort, Piero Macola, Magnus, Milo Manara, Lorenzo Mattotti, Attilio Micheluzzi, Marino Neri, Leo
Ortolani, Giuseppe Palumbo, Andrea Pazienza, Tuono Pettinato, Sergio Ponchione, Davide Reviati, Filippo Scozzari, Davide Toffolo, Sergio Toppi, Pia Valentinis, Sebastiano Vilella, Vanna Vinci, Fabio Visintin, Zerocalcare.
Redattore: RENZO DE SIMONE

Informazioni Evento:

Data Inizio: 27 febbraio 2016
Data Fine: 24 aprile 2016
Costo del biglietto: 6,00 euro; Riduzioni: 5,00 euro
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Roma, Museo di Roma in Trastevere
Indirizzo: Piazza S. Egidio, , 1B
Città: Roma
Provincia: RM
Regione: Lazio
Orario: Da martedì a domenica 10.00 – 20.00 (la biglietteria chiude alle 19.00)Lunedì chiuso
Telefono: 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)
E-mail: museodiroma.trastevere@comune.roma.it
Sito web: http://www.museodiromaintrastevere.it/

Dove:

Museo di Roma in Trastevere
Città: Roma
Indirizzo: Piazza S. Egidio, , 1B
Provincia: RM
Regione: Lazio

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   Fumetto italiano. Cinquant’anni di romanzi disegnati
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Fotografie dell’inquietudine dal Nord Europa

La Fondazione Fotografia di Modena presenta un nuovo nucleo di acquisizioni incentrate sulla scena nordica: 70 opere di 19 artisti, con un focus dedicato al norvegese Tom Sandberg

Hallgerður Hallgrímsdóttir, Untitled, 2012, stampa inkjet; © Hallgerður Hallgrímsdóttir; collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Hallgerður Hallgrímsdóttir, Untitled, 2012, stampa inkjet; © Hallgerður Hallgrímsdóttir; collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Oltre 70 fotografie di 19 autori per un viaggio nell’Europa del Nord-Ovest: dal 18 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 la Fondazione Fotografia di Modena presenta per la prima volta al pubblico le sue nuove acquisizioni nello spazio espositivo del Foro Boario e contestualmente rende omaggio all’artista norvegese Tom Sandberg(1953-2014), recentemente scomparso.

“Fotografia contemporanea dall’Europa nord-occidentale. Capitolo I” si intitola l’esposizione (seguirà un secondo capitolo, sull’Europa sud-occidentale), a cura del direttore della Fondazione, Filippo Maggia. Il recente nucleo di acquisizioni incentrato sulla scena nordica si caratterizza per ampiezza e varietà. L’area geografica, infatti, abbraccia Germania, Regno Unito e Scandinavia. I generi rappresentati vanno dal paesaggio al ritratto, dalla staged photographyall’istantanea, passando per il reportage e le installazioni; molteplici anche i temi affrontati. Tra gli artisti selezionati ci sono nomi già noti e autori emergenti.

L’elenco completo comprende Morten Andenæs (1979, Norvegia), Johann Arens(1981, Germania), Jonny Briggs (1985, Regno Unito), Willie Doherty (1959, Irlanda del Nord), Annabel Elgar (1971, Regno Unito), Hallgerður Hallgrímsdóttir (1984, Islanda), IlkKa Halso (1965, Finlandia), Sarah Jones(1959, Regno Unito), Sanna Kannisto (1974, Finlandia), Sandra Kantanen(1974, Finlandia), Astrid Kruse Jensen (1975, Danimarca), Lilly Lulay (1985, Germania), Melissa Moore (1978, Regno Unito), Barbara Probst (1964, Germania), Olivier Richon (1956, Svizzera/ Regno Unito), Tom Sandberg (1953-2014, Norvegia), Trine Søndergaard (1972, Danimarca), Wolfgang Tillmans(1968, Germania) e Gillian Wearing (1963, Regno Unito).

La “mostra nella mostra”, dal titolo “Tom Sandberg. Around myself”, è curata da Maggia con Sune Nordgren seguendo anche le indicazioni dell’autore: intenzionalmente le opere – prevalentemente in bianco e nero e di medio e grande formato, rappresentative di una carriera più che trentennale – sono collocate in maniera disomogenea e senza didascalie, in una sorta di caos esistenziale. Il risultato è un’immersione in un inquieto mondo interiore, cui contribuisce anche la proiezione di due documentari, con testimonianze dirette dell’artista e dei suoi amici più stretti.

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“Sguardo di donna”, da Diane Arbus a Letizia Battaglia

Venticinque fotografe, 250 immagini all’insegna della passione e del coraggio in una mostra allestita nella Casa dei Tre Oci di Venezia

Zanele Muholi, Skye Chirape, 2010, Brighton (Regno Unito); © Zanele Muholi; courtesy: Stevenson, Città del Capo e Johannesburg

Zanele Muholi, Skye Chirape, 2010, Brighton (Regno Unito); © Zanele Muholi; courtesy: Stevenson, Città del Capo e Johannesburg

Venticinque artiste, altrettanti punti di vista, un percorso in 250 immagininella storia contemporanea della fotografia al femminile: è quanto propone la mostra “Sguardo di donna. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio”, in programmaa Venezia nella Casa dei Tre Oci dall’11 settembre all’8 dicembre.

Le opere esposte, selezionate dalla curatrice Francesca Alfano Miglietti e presentate in un allestimento progettato da Antonio Marras, affrontano i temi fondamentali dell’umanità – la vita, la morte, la violenza, il corpo, la spiritualità, l’identità e la differenza – addentrandosi nei territori dei simboli, dell’eros, della politica, della poesia.

Le fotografe sono Diane ArbusMartina BacigalupoYael BartanaLetizia BattagliaMargaret Bourke-WhiteSophie CalleLisetta CarmiTacita Dean,Lucinda DevlinDonna FerratoGiorgia FiorioNan GoldinRoni HornZanele MuholiShirin NeshatYoko OnoCatherine OpieBettina RheimsTracey RoseMartha RoslerChiara SamugheoAlessandra SanguinettiSam Taylor-JohnsonDonata Wenders e Yelena Yemchuk.

L’esposizione è ideata e promossa da Tre Oci, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con il «Corriere della Sera» e La27esimaOra, la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Tendercapital, il Colorificio San Marco. Il catalogo è pubblicato da Marsilio.

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Woodman e Jürgenssen, il corpo femminile come opera d’arte

Le opere della due fotografe performative dell’avanguardia degli anni Settanta dialogano in una mostra a Merano

Birgit Jürgenssen, FRAU, 1972, fotografia bianco e nero; © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015 / Sammlung Verbund, Wien

Birgit Jürgenssen, FRAU, 1972, fotografia bianco e nero; © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015 / Sammlung Verbund, Wien

Francesca Woodman (1958-1981) e Birgit Jürgenssen (1949-2003), due tra le più importanti esponenti femminili dell’arte contemporanea, sono protagoniste di una doppia personale aMerano Arte (Bolzano), dal 27 giugno al 20 settembre, che presenta una selezione di opere della Collezione Verbund di Vienna, specializzata sull’avanguardia femminista degli anni Settanta, a cura della sua direttrice, Gabriele Schor.

I lavori delle due artiste, prematuramente scomparse, suicida a soli 22 anni nel caso della Woodman, a 54 anni in quello della Jürgenssen, dialogano come due degli esempi più alti del “femminismo poetico-performativo” degli anni Settanta. Le due fotografe performative non si sono mai incontrate ma le loro opere sono confrontabili in particolare per la messa in scena del soggetto e la tematica delcorpo femminile nell’espressione artistica. Le autrici hanno lavorato prevalentemente nell’atelier utilizzando l’autoscatto. Entrambe si sono avvalse di pratiche di matrice surrealista per emancipare il loro linguaggio espressivo e hanno utilizzato il corpo, concepito come “opera d’arte in sé”, come strumento formale per interrogare e mettere in discussione, attraverso la nudità o il travestimento, la propria identità e, più in generale, l’immagine della donna.

La rassegna propone 75 fotografie della statunitense Francesca Woodman, in bianco e nero, di cui 20 esemplari vintage, mai esposti in Italia, accompagnate da alcune rare diapositive a colori e un video. Le opere coprono un periodo creativo di soli nove anni, dal 1973 al 1981, esplorando le tematiche della soggettività femminile, della fotografia concettuale, della performance e la scoperta del corpo come espressione artistica. Woodman ha utilizzato il corpo come strumento, inserendolo in una messa in scena attentamente studiata, che in qualche modo richiama anche la tradizione del tableau vivant.

Dell’austriaca Birgit Jürgenssen si possono ammirare 44 opere, tra fotografie in bianco e nero e a colori, polaroid, rayogrammi, cianotipi, disegni, sculture (i celebri “oggetti scarpa”) e lavori realizzati con la stoffa: una panoramica ampia e sperimentale della sua ricerca, eterogenea e complessa. Al centro della sua ricerca la riflessione sul corpo femminile e gli stereotipi sessuali e di genere.

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L’isola delle storie Festival letterario della Sardegna – XII Edizione

Festival letterario
2 – 5 luglio 2015
Gavoi, Sardegna
Ingresso libero
Traduzione consecutiva
Info (Goethe-Institut Rom): +39 06 8440051
 info@rom.goethe.org
Isola delle storie - Logo 2015Gavoi, paese di 2.800 abitanti nel cuore della Sardegna, ogni anno a luglio festeggia il suo Festival letterario “Isola delle Storie”.

Dal 2 al 5 luglio 2015 si svolgerà la dodicesima edizione del Festival e nelle piazze e nei giardini di Gavoi torneranno nuove storie e idee, s’incontreranno scrittori, letterati e appassionati di letteratura provenienti da vicino e da lontano.

Il Festival viene inaugurato  giovedì 2 luglio dal “Concerto per l’Europa a Gavoi” con musicisti provenienti da diversi Paesi europei. Durante tutto il fine settimana si susseguiranno numerosi eventi coinvolgendo tutto il paese.

Isola delle storie - PosterIl clou del programma letterario di questa edizione saranno gli incontri con autori ed autrici del calibro di Daria BignardiPaolo Di Paolo, Stefano Piedimonte, la giornalista e scrittrice austriaca Eva Menasse, come l’appuntamento con l’ospite Oliver Bottini, uno dei giallisti tedeschi di più grande successo ed edito per la prima volta in Italia, con il suo ultimo romanzo Omicidi nella neve (Mord im Zeichen des Zen).

Il Goethe-Institut collabora da diversi anni con il Festival “Isola delle Storie” e anche in questa edizione presenta con Oliver Bottini un autore molto interessante della letteratura tedesca contemporanea.

Programma in dettaglio:
www.isoladellestorie.it

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“Experia”, l’Italia al tempo dell’Expo

Experia. Viaggio in Italia nell’anno dell’Expo” è il progetto concepito da Rai Expo, Padiglione Italia Expo Milano 2015 e Politecnico di Milano per raccontare il nostro paese, tra eccellenze e criticità, in occasione dell’esposizione internazionale dell’anno prossimo. Si tratta di un progetto di comunicazione cross-mediale e multipiattaforma, che prevede la realizzazione di una serie televisiva, di una piattaforma web aperta agli utenti, online dalla fine del 2014, e di una serie di eventi all’interno dell’Expo. La serie tv, che sarà proiettata in anteprima a giugno all’Auditorium di palazzo Italia e poi trasmessa sui canali Rai, è composta da 12 documentari di 28 minuti l’uno: il narratore è Guido Morandini, che in ogni puntata racconta grandi opere e produzioni agroalimentari: “Terra d’acqua” (Piemonte); “Milano/Venezia andata e ritorno” (Lombardia, Veneto); “Un Po a sud” (Emilia Romagna); “Parchi: la dorsale appenninica” (Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Calabria); “Adriatico” (Marche); “Sole/Sale/Sele” (Molise, Campania, Puglia); “Senza acqua” (Campania, Puglia, Basilicata); “A vapore” (Puglia, Basilicata); “Lo stretto indispensabile” (Sicilia); “Rotaie” (Sardegna); “Parchi: la dorsale alpina” (Liguria, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige); “Radici nel cemento” (Lazio).

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TAMARA DE LEMPICKA

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Dal 19 Marzo 2015 al 30 Agosto 2015

TORINO

LUOGO: Palazzo Chiablese

CURATORI: Gioia Mori

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Torino – Assessorato alla Cultura
  • Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte
  • Polo Reale di Torino

 

COSTO DEL BIGLIETTO: € 13 intero, € 11 ridotto

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 011 0240113

E-MAIL INFO: dr-pie.comunicazione@beniculturali.it

SITO UFFICIALE: http://www.mostratamara.it/

 

COMUNICATO STAMPA: La mostra dedicata a Tamara de Lempicka – dal 19 marzo a Torino in Palazzo Chiablese, e successivamente a Budapest all’Hungarian National Gallery – presenta circa 100 opere in un percorso tematico di sei sezioni (I mondi di Tamara; Natura morta; Devozione; Ritratti; Nudo; Moda) che permetterà al pubblico di conoscere nuovi aspetti della vita e dei lavori della famosissima artista, le cui opere sono icone universalmente riconosciute.
L’esposizione è curata da Gioia Mori, promossa dal Comune di Torino – Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group.

La prima sezione racconta la sua realtà di artista vissuta tra due mondi, l’Europa e l’America, esplorata in un percorso che presenta le sue case e i quadri ispirati ai loro interni.
Il primo genere cui si dedicò la Lempicka è quello della natura morta: la seconda sezione documenta questo suo interesse a partire dagli anni giovanili fino agli Cinquanta; un’attenzione particolare è riservata ad alcune opere che presentano strette connessioni con le contemporanee fotografie di Freund, Kertész, Kollar e Maar.
Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva fa coincidere un interesse insospettabile per la pittura “devozionale”, genere a cui è dedicata la terza sezione.
La quarta sezione è incentrata sulla tipologia che le procurò maggiore successo: la ritrattistica. Per la prima volta si esporranno anche alcune sue fonti pittoriche (per esempio un acquerello di Hayez), a confronto con studi dell’artista che rivelano la sua passione per l’arte antica. Tre aspetti vengono analizzati in particolare: i ritratti dedicati alle “amazones”, ovvero le amiche lesbiche, messi a confronto con fotografie di Brassai; quelli dedicati all’amica Ira Perrot, uno dei quali (il Ritratto d’Ira Perrot con calle) viene riproposto in un allestimento fatto a New York nel 1933, grazie alla documentazione recentemente rinvenuta dalla curatrice della mostra; e infine i ritratti dedicati ai bambini, in particolare alla figlia Kizette.
La sezione dedicata al nudo si sviluppa attraverso l’esposizione di un antecedente antico (una tavola di metà Cinquecento di cerchia fiorentina) a cui la Lempicka ha fatto riferimento, che dà origine a una serie di spettacolari dipinti. In questa sezione sono compresi una cospicua serie di disegni e confronti con fotografie di Albin-Guillot e Brassai che rendono evidente la ricerca della Lempicka sull’illuminazione e gli scorci da studio fotografico.
L’ultima sezione racconta il continuo rapporto della Lempicka con il mondo della moda. Vi si troveranno quindi le sue illustrazioni per riviste databili al 1921, disegni, dipinti e fotografie dell’artista, scattate dai massimi fotografi di moda dell’epoca 1930-1950, da d’Ora a Joffé a Maywald.
Due rari filmati degli anni Trenta faranno muovere e rivivere l’artista negli spazi della mostra.

 

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Rodčenko, le nuovi visuali della fotografia

L’artista russo che rivoluzionò il linguaggio fotografico, introducendovi i principi del Costruttivismo, è protagonista di una mostra a Villa Manin, vicino Udine

Alexander Rodchenko, <em>"Kinoglaz" (sketch per un poster per il film-documentario di Dziga Vertov)</em>, 1924, stampa su gelatina d'argento; Collection of Moscow House of Photography Museum / Multimedia Art Museum Moscow; © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive; © Moscow House of Photography Museum

Alexander Rodchenko, “Kinoglaz” (sketch per un poster per il film-documentario di Dziga Vertov), 1924, stampa su gelatina d’argento; Collection of Moscow House of Photography Museum / Multimedia Art Museum Moscow; © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive; © Moscow House of Photography Museum

Nel settembre del 1921 Aleksandr Rodčenko, tra i padri del Costruttivismo, mise in mostra tre tele monocromatiche,Puro colore rossoPuro colore blu e Puro colore giallo, e dichiarò: «È tutto finito. Colori di base: Ogni piano è piano e non c’è rappresentazione». Abbandonò, quindi, sia pur temporaneamente, la pittura per dedicarsi al collage, al fotomontaggio e, soprattutto, alla fotografia. A questo specifico aspetto della sua produzione artistica è dedicata la mostra “Avanguardia Russa. Aleksandr Rodčenko. Fotografia”, allestita a Villa Manin a Passariano di Codroipo (Udine) dal 7 marzo al 28 giugno, a cura di Ol’ga Sviblova, in parallelo con un’altra esposizione sulla straordinaria stagione sperimentale dell’arte russa, “Capolavori dalla collezione Costakis”.

Pittore, scultore, tipografo, designer di mobili, scenografo, architetto d’interni e fotografo, Rodčenko (1891-1956) è protagonista di un’esperienza artistica di straordinaria innovazione in tutti gli ambiti in cui si è cimentato e artefice di una vera e propria rivoluzione nella fotografia.

Il percorso espositivo accoglie cento lavori, prestati dal Multimedia Complex of Actual Arts di Mosca, rappresentativi dei soggetti più amati dall’autore ma anche delle tecniche e delle invenzioni sperimentate: dalle copertine della rivista «Lef» alle pubblicità, dai fotomontaggi (alcuni dei quali realizzati con la compagna Varvara Stepanova) alle foto delle nuove architetture ai ritratti.

Rodčenko cominciò ad avvicinarsi alla fotografia per produrre materiali utili ai suoi fotomontaggi, ma a partire dal 1924 concentrò la sua attenzione proprio sul mezzo fotografico, inserendolo nella poetica costruttivista e cambiando il concetto stesso di fotografia: munito di una Leica, iniziò a riprendere l’ordinario e il quotidiano dandogli una nuova interpretazione, grazie a tagli obliqui e a punti di vista inconsueti; da strumento di registrazione della realtà, la fotografia divenne un mezzo per la rappresentazione dinamica di costruzioni intellettuali.

Il “Metodo Rodčenko”, che comprendeva il ricorso a composizioni diagonali, sfocati progressivi, inversioni orientative, esercitò un’influenza profonda sulle generazioni successive, fino a trasformarsi col tempo in un repertorio di “figure retoriche”. Nel 1928 l’arte di Rodčenko venne accusata di formalismo borghese; negli anni Trenta l’artista tornò alla pittura; dapprima si dedicò prevalentemente al reportage, poi, dal 1942 smise del tutto di fotografare.

La mostra è promossa dall’Azienda Speciale Villa Manin e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con la Fondazione Crup.

 

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Art City Bologna, tra antico e contemporaneo

Terza edizione nel capoluogo emiliano della rassegna culturale. Morandi, Guerzoni, Carroll tra gli artisti protagonisti delle mostre. Il programma comprende anche una sezione dedicata al cinema

ArtCity Bologna

ArtCity Bologna

Si svolge dal 23 al 25 gennaio la terza edizione di Art City Bologna, nata dalla collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere, per affiancare con mostre, eventi e iniziative culturali l’annuale edizione diArteFiera. Si tratta di un percorso espositivo articolato in un museo diffuso che, partendo dalla fiera, attraversa il centro storico della città per espandersi verso l’intero contesto urbano.

Per l’occasione vengono ripropostiservizi dedicati all’accessibilità e all’accoglienza: la linea del trasporto pubblico locale dedicata all’arte Art City Bus e la guida di formato tascabile Art City Map. La navetta gratuita che collega la sede della fiera al centro della città e accompagna i visitatori lungo il circuito dei luoghi dell’arte prevede un percorso circolare con corse gratuite. Vengono inoltre predisposti orari di apertura ampliati e l’ingresso ridotto o gratuito per i possessori di qualsiasi biglietto o card ArteFiera; attività specifiche per famiglie e bambini sono in programma nella sezione Art City Children.

In calendario, una sezione dedicata al cinema, che comprende la rassegna cinematografica curata dalla Fondazione Cineteca di Bologna. Nella serata disabato 24 gennaio l’arte è protagonista oltre gli orari di apertura della fiera perinvadere il centro storico di Bologna: fino alle ore 24, apertura straordinarianella maggior parte delle sedi del circuito Art City Bologna, oltre che in palazzi storici, spazi urbani, gallerie d’arte e negozi.

Ma è il dialogo tra l’antico e il contemporaneo, tra passato e presente, il filo conduttore principale di questa edizione, a partire da “Morandi e l’Antico”, il nuovo allestimento del Museo Morandi al Museo d’Arte Moderna di Bologna(Mambo) che fino al 3 maggio mette in relazione le opere della Collezione Morandi con alcuni capolavori di autori del passato, da Vitale da Bologna a Rembrandt. Il tema è ancora centrale in “Too early, too late. Middle East and Modernity”, ospitata presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna con la curatela di Marco Scotini. Un’incursione nelle stratificazioni sedimentate nel patrimonio storico-artistico cittadino è proposta dalla mostra-organismo di Sissi dal titolo “Manifesto Anatomico”, nelle diverse sedi delle Collezioni Comunali d’Arte, del Museo Civico Archeologico, della Biblioteca dell’Archiginnasio e del Museo di Palazzo Poggi.

Tra le anticipazioni sui progetti allestiti nei luoghi del circuito il Mambo propone due monografiche: “Lawrence Carroll. Ghost House” e “Franco Guerzoni. Archeologie senza restauro” (19 dicembre 2014 – 19 aprile 2015), focalizzata sugli esordi e la produzione più recente dell’artista modenese.

Dal 20 gennaio al 22 marzo 2015 Casa Morandi accoglie “Ada Duker. Imprevedibili nature morte” a cura di Alessia Masi. In stretto rapporto dialogico con il patrimonio del Museo Civico Medievale si pone anchel’installazione di un nucleo di sculture in ceramica di Carlo Zauli in un allestimento dal titolo Le Zolle; negli spazi dello stesso museo, inoltre, viene ospitata la mostra in corso fino al 12 aprile “Giovanni da Modena. Un pittore all’ombra di San Petronio”.

Alla scuola pittorica bolognese è dedicata la rassegna “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice” a cura di Vittorio Sgarbi in programma dal 14 febbraio 2015 presso la sede di Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni. La mostra “Oggetti su piano” a cura di Antonio Grulli, visitabile dal 18 gennaio al 1º marzo negli spazi della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna propone una riflessione sul modo in cui alcuni artisti dell’ultima generazione, formatisi in area bolognese, abbiano indagato l’oggetto attraverso il linguaggio della pittura.

Parte da Bologna, al Padiglione de l’Esprit Nouveau, il 7 gennaio, “My house is a Le Corbusier”, il progetto di Cristian Chironi che ha al centro le numerose abitazioni progettate nel mondo dal celebre architetto nelle quali l’artista trascorrerà un periodo di residenza. Incentrata sul confronto con Bologna e la sua iconografia storica e artistica è la nuova edizione di “On 2014”, a cura di Martina Angelotti, di cui sono protagonisti l’artista Luca Vitone e il duo Alexandra Pirici & Manuel Pelmuş“Do elephants ever forget?” è il titolo che unisce, sotto un’unica impronta, due approcci e due linguaggi molto diversi, ispirati entrambi da una diversa idea di memoria e di preservazione.

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