04/12/2010
Il sacro, il mito, la natura morta e il ritratto: “Echi caravaggeschi in Puglia”
Andrea Vaccaro, Decollazione del Battista, Chiesa di Santa Fara, foto di Beppe Gernone, Soprintendenza BSAE, Puglia
Dal 6 dicembre al 27 febbraio, la Chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce presenta la mostra “ Echi caravaggeschi in Puglia”, organizzata in collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia e il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce. La rassegna, che dal 13 marzo al 15 maggio 2011 si sposterà presso la sede della Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna” di Bitonto, rende visibili al pubblico all’incirca sessanta opere, tutti dipinti a olio su tela, raffiguranti scene sacre, mitologiche, bibliche, nature morte, nonché ritratti, provenienti da chiese, musei diocesani, provinciali, civici e sedi vescovili dell’intera regione. La mostra si propone di raccontare come venne percepita, sin dal primo decennio del Seicento, la pittura caravaggesca in Puglia, mettendo in luce le modalità di assimilazione e comprensione del linguaggio rivoluzionario del maestro lombardo. Risale, difatti, ai primi anni del secolo, quando Caravaggio era appena giunto a Napoli, la prima commissione da parte del mercante croato Nicola Radulovich di un dipinto che è stato, secondo alcuni studiosi, identificato con la Madonna del Rosario del Kunsthistorisches Museum di Vienna, che avrebbe dovuto essere collocato presso la chiesa di Polignano a Mare. Allo stesso tempo, la mostra si sofferma sulla diffusione della poetica espressiva caravaggesca in periferia, dovuta, in gran parte, per lo meno in un primo momento, all’opera del pittore napoletano Paolo Finoglio, cui viene dedicato molta attenzione nell’ambito dell’esposizione. Finoglio fu attivo soprattutto nel Salento e lavorò in Puglia fino agli anni trenta del Seicento. All’epoca del suo rientro nella città partenopea, giungevano ormai nella regione opere di Filippo Vitale, Battistello Caracciolo e, più tardi, di Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto), Pacecco De Rosa, Agostino Beltrano, Massimo Stanzione e di altri protagonisti che avranno un ruolo determinante nella diffusione della maniera di Caravaggio. Per la prima volta, vengono resi visibili al pubblico dieci i dipinti di proprietà privata; inoltre, è possibile ammirare due capolavori conservati in Basilicata, quali l’o pera di Carlo Sellitto di Aliano, pittore lucano che subì fortemente l’influenza del naturalismo caravaggesco e la Natura morta della Collezione D'Errico di Palazzo San Gervasio. Ancora, l’i tinerario espositivo si snoda attraverso sei opere di Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione e di Bernardino Mei della Galleria Nazionale della Puglia. In occasione dell’esposizione e degli studi che ne hanno seguito lo sviluppo, è stato possibile formulare nuove attribuzioni o precisare attribuzioni già delineate in altre sedi studio delle opere, anche grazie agli interventi di restauro. Non a caso, alcune opere, ancora in lavorazione presso il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza della Puglia, saranno esposte non appena il restauro sarà ultimato. Tra queste, si potrà ammirare uno dei capolavori di Andrea Vaccaro, l'inedita opera autografa rinvenuta di recente a Bari raffigurante la Decollazione del Battista, che è stato possibile identificare come un’opera risalente agli esordi giovanili dell'artista napoletano, tuttora poco noti, che era rimasto affascinato dall’arte di Caravaggio. Il catalogo della mostra è stato pubblicato da Giuseppe Barile e contiene saggi degli storici dell'arte dei due enti promotori e di docenti universitari della disciplina, nonché il contributo di giovani studiosi, con schede relative a ciascuna delle opere esposte, accanto a testi che illustrano la diffusione del caravaggismo in Puglia.
15:01 Scritto da: penisolabella | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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